Solo sei mesi fa, si parlava di "atterraggio morbido": l’economia globale sembrava in via di stabilizzazione, dopo una serie di shock naturali, sanitari e geopolitici. Oggi, secondo il rapporto di giugno della Banca Mondiale (Global Economic Prospects, giugno 2025), quel momento è già alle spalle.

Il Pil globale crescerà solo del 2,3% quest’anno: il tasso più debole degli ultimi 17 anni al di fuori delle recessioni globali. A preoccupare non sono solo i dati annuali, ma la tendenza decennale: negli anni 2020, la crescita media del Pil globale si fermerà al 2,5%, il ritmo più lento dagli anni Sessanta.

Le ragioni? Una combinazione tossica di frammentazione geopolitica, crollo degli investimenti e rallentamento del commercio globale, passato da una crescita media del 5,1% negli anni 2000 al 2,6% nell’attuale decennio. Ma anche la fine dell’’era dei tassi d’interesse bassissimi e la crescita esplosiva del debito.

I Paesi più poveri, secondo il report, sono i più colpiti. Ma anche quelli più turistici.

E in Italia? Sebbene l’Italia sia una delle principali economie sviluppate, la sua struttura produttiva è composta in larga parte da micro e piccole imprese, molte delle quali operano nel turismo. Secondo ISTAT, il 94,4% delle imprese turistiche italiane ha meno di 10 addetti.

La combinazione tra l’aumento dei costi operativi (energia, personale, forniture), la scarsità di manodopera e una crescita della domanda turistica poco distribuita nel territorio e nel tempo mette molte realtà a rischio.

Se allarghiamo lo sguardo al contesto europeo, ripensando a quanto ho scritto la settimana scorsa, l’indagine pubblicata a giugno da UKHospitality, British Beer & Pub Association, BII e Hospitality Ulster evidenzia un dato allarmante: un terzo delle imprese hospitality nel Regno Unito opera in perdita. Il 63% ha ridotto l’orario del personale, il 76% ha aumentato i prezzi e oltre la metà ha congelato gli investimenti.

Non è azzardato ipotizzare dinamiche simili anche in Italia, dove l’inflazione ancora incide sul potere d’acquisto e le PMI faticano ad accedere al credito. L’atteso rimbalzo del 2024, pur visibile in alcune località iconiche, non è stato uniforme e molti territori vedono un turismo più volatile e meno prevedibile.

Cosa possiamo fare? Il report della Banca Mondiale individua tre priorità, tutte rilevanti anche per il turismo:

  1. Ricostruire le relazioni commerciali, rendendo il mercato più aperto e prevedibile.
  2. Ripristinare l’equilibrio fiscale, riformando il sistema di incentivi e semplificando l’accesso ai fondi.
  3. Accelerare la creazione di lavoro, investendo in formazione, digitalizzazione e mobilità sociale.

Nel nostro settore questo significa:

  • Favorire l’accesso al credito per le PMI turistiche, in particolare quelle orientate a investimenti ESG, digitalizzazione e valorizzazione territoriale.
  • Supportare la diversificazione della domanda con politiche attive di promozione, distribuzione e pricing intelligenti.
  • Adottare modelli fiscali più sostenibili, come la richiesta di riduzione IVA per il settore hospitality già avanzata in UK.
  • Investire su formazione, welfare e ritenzione del personale: il capitale umano è la chiave per affrontare qualunque scenario.

Fonti:

  • World Bank, Global Economic Prospects (June 2025) → https://www.worldbank.org/en/publication/global-economic-prospects
  • UKHospitality et al., "Hospitality Industry at Breaking Point" (June 2025)
  • ISTAT, Rapporto Annuale sull’Industria Turistica (2024)