Gemini, Deep Search, AI Mode e agenti che prenotano per conto nostro. Il futuro del travel non passa più da Google Search, ma da un’intelligenza artificiale che sintetizza, decide e… converte.

Durante il keynote di apertura del Google I/O 2025, Sundar Pichai ha ripetuto 92 volte la parola "AI" e 95 volte "Gemini". Non è un caso. L’ecosistema di Google sta cambiando radicalmente il modo in cui i viaggiatori cercano informazioni, prendono decisioni e prenotano. E lo sta facendo a una velocità impressionante. La nuova parola chiave è AI Mode: una modalità di ricerca basata su intelligenza artificiale che, invece dei classici "dieci link blu", propone una risposta unica e sintetica – con contenuti, prodotti e servizi già integrati. E mentre nel classico Google Search i siti e i blog (inclusi quelli degli hotel e delle destinazioni) potevano ancora contendersi la visibilità, nell’era di Gemini a dominare sarà solo ciò che è strutturato, autorevole, e soprattutto leggibile dalle AI.

Che cosa cambia per hotel, DMO e consulenti?

Addio alla SEO come la conoscevamo Con Deep Search, le ricerche diventano conversazioni lunghe e personalizzate: “Organizza un weekend slow a Genova con cena in osteria e giro in barca a Portofino” sarà un’unica domanda, e l’AI offrirà direttamente un itinerario con struttura, ristorante, attività… magari senza che l’utente lasci mai il motore di ricerca. I contenuti organici? In fondo alla pagina, in una colonna laterale. E sì, Google sta già sperimentando come monetizzare anche quella.

👉 Cosa fare: rivedere i contenuti del sito della tua struttura o destinazione in ottica “AI-ready”, strutturandoli per essere letti e interpretati correttamente dai modelli generativi. Usa i dati strutturati, integra contenuti validati, rispondi a domande frequenti in forma sintetica e diretta.

L’agente AI che prenota per noi Il Project Mariner, nome in codice del nuovo agente AI, sarà in grado di navigare il web, monitorare prezzi, prenotare attività o camere d’hotel, il tutto restando all’interno dell’interfaccia Google. Lo scenario in cui una guida locale o un pacchetto esperienziale viene prenotato tramite un assistente virtuale – magari indossato sotto forma di occhiali AR – è più vicino che mai. 👉 Cosa fare: essere visibili negli strumenti “Things to do” e “Google Travel”, e soprattutto semplificare l’esperienza di prenotazione diretta con schede sempre aggiornate, prezzi chiari e recensioni curate.

Occhiali, agenti e video tridimensionali Tra i progetti presentati: occhiali AI sviluppati con Gentle Monster e Warby Parker, capaci di riconoscere oggetti e tradurre in tempo reale le conversazioni; Google Beam per video tridimensionali in tempo reale (sì, anche per tour virtuali e reception remote); e Gemini Live, che integra fotocamera e condivisione dello schermo per ricevere informazioni da ciò che si sta guardando.

👉 Cosa fare: iniziare a ragionare su come integrare esperienze “phygital”, dove l’accoglienza e l’orientamento possono avvenire anche tramite occhiali intelligenti, chatbot conversazionali o video esperienziali immersivi.

Vedi le credenziali del contenuto In sintesi Il viaggio dell’utente non parte più da Google Search, ma da una domanda posta a un assistente AI. L’intermediazione si fa invisibile, ma non per questo meno presente. Per chi lavora nel turismo, significa riposizionarsi come fonte autorevole, rafforzare i canali diretti e pensare già da ora a contenuti compatibili con l’AI.

Le OTA lo stanno già facendo: Booking e Expedia sono partner attivi dei nuovi ecosistemi AI (da OpenAI a Microsoft Copilot), Airbnb sperimenta il suo agente, e Google integra sempre di più voli, hotel e esperienze nelle sue AI overview. Questa transizione non riguarda solo i big, ma anche strutture indipendenti, consulenti, DMO e territori. Il momento per agire è adesso.

Se vuoi che analizzi il tuo sito per capire se è pronto per il futuro della ricerca AI-driven, scrivimi.