Se c’è una parola che ha dominato il 2025, è stata LLM. Large Language Models, modelli linguistici di grandi dimensioni, cioè quei sistemi di intelligenza artificiale capaci di generare testi, risposte, riassunti, codice e molto altro a partire dal linguaggio naturale.
Simon Willison, sviluppatore e osservatore molto lucido del mondo dell’AI, ha appena pubblicato una lunga analisi su ciò che è successo davvero quest’anno nel campo degli LLM. Non è un articolo per marketer o albergatori, ma è una miniera di spunti se lo si legge con le giuste lenti.
La prima cosa da chiarire è questa: nel 2025 l’AI non è diventata improvvisamente “intelligente”. È diventata utilizzabile. Ed è una differenza enorme.
Dall’effetto wow all’uso quotidiano
Negli anni precedenti l’AI era soprattutto una dimostrazione di potenza. Risposte sorprendenti, testi ben scritti, capacità che facevano parlare di una rivoluzione. Nel 2025 il focus si è spostato sull’uso concreto.
Gli LLM sono entrati nei flussi di lavoro quotidiani. Scrittura di contenuti, customer care, analisi dei dati, supporto alle decisioni. Non come strumenti magici, ma come assistenti.
Questo è un passaggio chiave anche per il turismo. Non serve chiedersi se l’AI sostituirà qualcuno. La domanda corretta è dove può far risparmiare tempo, ridurre errori e migliorare la qualità del lavoro umano.
Non conta solo il modello, conta come lo usi
Uno dei punti centrali dell’articolo di Willison è che il valore non sta più nel modello in sé, ma nel contesto in cui viene utilizzato. Prompt, dati forniti, integrazione con altri sistemi, controlli sugli output.
Tradotto in linguaggio hospitality: usare ChatGPT o altri strumenti AI “a mano” è utile, ma limitato. Il vero salto avviene quando l’AI viene integrata nei processi. Risposte alle email, gestione delle richieste ricorrenti, analisi delle recensioni, supporto alla produzione di contenuti coerenti con il brand.
Chi pensa all’AI come a un giocattolo rischia di sottovalutarne l’impatto. Chi la pensa come a un collega junior, veloce ma da supervisionare, inizia a usarla nel modo giusto.
Meno automazione cieca, più controllo
Un altro aspetto molto interessante riguarda i limiti. Gli LLM restano sistemi probabilistici. Possono sbagliare, inventare, semplificare troppo. Nel 2025 è diventato evidente che l’automazione totale è un’illusione pericolosa.
Questo è particolarmente rilevante nel turismo, dove il tono di voce, l’accuratezza delle informazioni e la coerenza con il posizionamento sono fondamentali. L’AI funziona bene come supporto, non come pilota automatico.
Le strutture che ottengono i risultati migliori sono quelle che hanno definito regole chiare: cosa può fare l’AI, cosa no, e soprattutto chi controlla.
Il vero vantaggio competitivo non è tecnologico
Forse il punto più importante per il nostro settore è questo. Nel 2025 gli strumenti AI sono diventati accessibili a tutti. La tecnologia non è più un vantaggio competitivo.
Il vantaggio sta nella capacità di fare le domande giuste, di fornire il contesto corretto, di integrare l’AI in una strategia più ampia che tenga insieme marketing, operations e relazione con l’ospite.
In altre parole, vince chi ha le idee chiare, non chi ha l’ultimo tool.
Perché questo riguarda tutti, anche i piccoli hotel
C’è una narrazione ricorrente secondo cui l’AI favorirebbe solo grandi gruppi e catene. Il 2025 ha dimostrato il contrario. Gli LLM hanno abbassato la soglia di accesso a competenze che prima erano costose o inaccessibili.
Per un hotel indipendente, questo può significare scrivere meglio, rispondere più velocemente, analizzare i feedback in modo più sistematico e costruire una comunicazione più coerente, senza aumentare il carico di lavoro.
Non è una rivoluzione rumorosa. È una trasformazione silenziosa, fatta di piccoli guadagni quotidiani.
Meno hype, più metodo
L’analisi di Willison, letta dal punto di vista del turismo, conduce a una conclusione semplice. Il tempo dell’hype è finito. Inizia quello del metodo.
Chi nel 2026 tratterà l’AI come una moda rischia di rimanere indietro. Chi, invece, la inserisce con intelligenza nei propri processi, senza delegare tutto e senza paura, costruirà un vantaggio concreto e sostenibile.
Ed è esattamente qui che Viaggi Digitali continua a muoversi: tra tecnologia e realtà operativa, senza slogan né illusioni.
Fonti:
- Simon Willison, The Year in LLMs (2025)
- McKinsey, The state of AI in 2024
- Harvard Business Review, How generative AI changes knowledge work