Nella sua 2025 Summer Release, Airbnb ha svelato nuove funzionalità che cambiano (di nuovo) le regole del gioco. Dopo aver trasformato il concetto di soggiorno, la piattaforma si propone ora di diventare una sorta di Amazon dei servizi di ospitalità. L’obiettivo? Essere la risposta a ogni esigenza del viaggiatore, anche quando non alloggia in una casa Airbnb.

Dalla stanza all’esperienza (senza per forza dormire) Con “Airbnb Services”, gli utenti potranno prenotare chef privati, massaggiatori, personal trainer, tour e attività esperienziali, anche senza aver prenotato un alloggio. Per chi gestisce un hotel, una casa vacanze o un B&B, è un segnale molto chiaro: non si compete più solo con il letto. Il terreno di confronto è fatto di esperienze lifestyle, digitalizzazione e servizi accessibili on demand.

E qui la concorrenza si fa reale.

Anche per me, che sono host su Airbnb da anni per alcune camere dell’Oasi Boutique Hotel di Levanto e per due esperienze locali (tutte gestite direttamente da me), è evidente che il vero valore si gioca proprio qui: sull’unicità dell’esperienza, sulla qualità dell’accoglienza e sulla coerenza con i desideri del viaggiatore contemporaneo. Come viaggiatrice, continuo a usare Airbnb solo per esperienze o per soggiorni luxury in contesti particolari. Per tutto il resto? Preferisco altro.

L’intelligenza artificiale? Inizia dalla customer care Un altro annuncio interessante, anche se più sottotraccia, riguarda il customer service. Airbnb ha lanciato un assistente AI per la gestione delle richieste utenti, già attivo per il 50% degli utenti statunitensi. Il risultato? Una riduzione del 15% nelle richieste a operatori umani. Chesky ha chiarito che l’approccio sarà graduale, partendo proprio dal customer care prima di spostarsi verso itinerari personalizzati o prenotazioni AI-driven.

Mentre Expedia e Booking spingono sull’AI per la creazione di itinerari (anche sui social), suggerimenti in tempo reale e assistenza predittiva, Airbnb preferisce testare, osservare, ottimizzare. Ma il futuro è segnato: esperienze iper-personalizzate, automatizzate e intelligenti.

E in Italia? Il nodo delle regole La sfida dell’innovazione, in Italia, si scontra spesso con una normativa rigida, frammentata e non allineata con la velocità globale del settore. Le strutture ricettive tradizionali si muovono tra vincoli regionali diversi, adempimenti complessi e normative pensate per un’ospitalità che non esiste più. Ben venga la concorrenza, perché senza concorrenza si stagna e si muore. Ma deve essere una concorrenza leale e paritaria, non sbilanciata a favore di chi si muove in zone grigie o sotto il radar delle regolazioni. Continuare ad affrontare la questione solo a colpi di nuovi regolamenti è miope. La soluzione, per essere davvero utile, passa da una semplificazione normativa e un’armonizzazione delle regole a livello nazionale ed europeo.

🔑 Takeaway per albergatori e consulenti

  • Chi offre solo camere è fuori gioco. Occorre arricchire l’offerta con esperienze, servizi accessibili e collaborazioni locali.
  • L’AI non è futuro, è presente. Dalla gestione delle richieste al revenue management predittivo, gli strumenti esistono già.
  • Airbnb non è più solo una piattaforma di alloggi. È un competitor a tutto tondo, anche per l’extra-servizio.
  • L’ospitalità va ripensata. Bisogna anticipare le tendenze, non subirle. E farlo da protagonisti del proprio territorio.

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