Skift ha pubblicato un’analisi su uno studio della società di marketing Create Consulting China che ha testato 240 query di viaggio su cinque motori di intelligenza artificiale cinesi, ERNIE Bot di Baidu, Doubao di ByteDance, Tongyi Qianwen di Alibaba, DeepSeek e Yuanbao di Tencent, usando otto profili diversi di viaggiatore. Il titolo scelto da Skift dice tutto: per decenni gli operatori del turismo hanno lavorato per convincere i viaggiatori cinesi a scegliere la propria destinazione. Ora devono convincere l’intelligenza artificiale anche solo a nominarla.

Dove si gioca davvero la partita

Il punto centrale dello studio è che l’influenza più forte dell’AI non si manifesta nel momento in cui un viaggiatore confronta due hotel specifici o cerca un volo più economico. Arriva molto prima, quando l’AI restringe il campo delle destinazioni possibili, escludendone alcune prima ancora che il viaggiatore le abbia prese in considerazione. Anche il modo in cui viene formulata la domanda conta enormemente: la stessa richiesta, posta con parole leggermente diverse, può far comparire una destinazione al primo posto oppure farla sparire del tutto dalla risposta.

Lo studio individua anche i fattori che l’AI privilegia nel comporre questa lista ristretta: facilità di accesso ai visti, tempi di volo contenuti, solidi standard di sicurezza percepita, e soprattutto abbondanza di contenuti in lingua cinese. Questo crea quello che gli autori descrivono come un circolo che si autoalimenta: le destinazioni già popolari, che hanno più contenuti e più recensioni in cinese, vengono raccomandate più spesso, il che le rende ancora più popolari nel giro successivo. Un dato che ridimensiona parzialmente l’urgenza, però, è che per ora l’AI influenza soprattutto la scoperta e la considerazione, non la transazione vera e propria: il 44% dei viaggiatori cinesi usa già l’AI per la fase di pianificazione, ma continua ad affidarsi alle OTA per confrontare le opzioni e prenotare, rendendo l’AI oggi complementare, non ancora sostitutiva.

Perché questa notizia arriva nel momento giusto per l’Italia

Pubblico questa analisi proprio mentre si avvicina la Golden Week cinese 2026, dal 1 al 7 ottobre, e i dati di prenotazione di Trip.com Group mostrano quest’anno un fenomeno interessante: il 62% delle partenze aeree verso l’Europa è previsto prima dell’inizio ufficiale della festività, segno di una domanda che si allunga oltre la settimana tradizionale. L’Italia si conferma primo mercato europeo per questo segmento, con una crescita particolarmente marcata per Cortina d’Ampezzo, più 412% rispetto all’anno precedente, e con Roma, Milano, Firenze e Venezia tutte tra le dieci destinazioni alberghiere europee più prenotate dai viaggiatori cinesi che tornano in Europa dopo una prima visita. Nel 2024 i viaggiatori cinesi in Italia erano circa 176.000, in crescita del 24,7% rispetto all’anno precedente, per una spesa complessiva di 226,6 milioni di euro, con oltre il 70% che sceglie le città d’arte come destinazione principale.

Cosa significa, messo insieme

L’Italia arriva a questo momento con una posizione di partenza favorevole su quasi tutti i criteri che, secondo lo studio di Create Consulting China, l’AI privilegia nella composizione della shortlist: accesso Schengen relativamente semplice, tempi di volo ragionevoli da Shanghai e Pechino, le due città di partenza che insieme generano oltre la metà dei flussi verso il nostro paese, e una solida percezione di sicurezza. Il criterio su cui ho più dubbi, e su cui consiglierei a qualunque destinazione o struttura italiana di fare una verifica onesta, riguarda l’abbondanza di contenuti in lingua cinese. La maggior parte delle piccole strutture e destinazioni italiane, la mia inclusa, non ha praticamente alcun contenuto in mandarino indicizzato dai motori di ricerca cinesi, un vuoto che, secondo la stessa logica del circolo che si autoalimenta descritta dallo studio, rischia di escludere proprio le destinazioni meno note dalla shortlist iniziale, indipendentemente da quanto siano realmente adatte al viaggiatore che sta facendo la domanda.

Per chi lavora in una destinazione già forte su questo mercato, come le grandi città d’arte, il consiglio è consolidare quella presenza con contenuti verificabili e coerenti. Per chi lavora in territori meno noti al turista cinese, che siano aree montane, borghi o destinazioni regionali di seconda fascia, il punto di partenza realistico non è competere subito per la shortlist generalista, ma investire per tempo in un minimo di presenza informativa in lingua cinese, prima che la prossima Golden Week arrivi e trovi lo stesso vuoto di oggi.

Fonte originale: The Race for Chinese Travel Demand Is Now a Fight to Get on the AI Shortlist, Skift

FAQ

Come influenza l’AI le scelte di viaggio dei turisti cinesi?

Secondo uno studio di Create Consulting China su cinque motori AI cinesi, l’influenza maggiore avviene nella fase iniziale, quando l’AI restringe la lista delle destinazioni possibili, escludendone alcune prima ancora che il viaggiatore le consideri.

Quali fattori favoriscono una destinazione nella shortlist dell’AI cinese?

Facilità di accesso ai visti, tempi di volo contenuti, solidi standard di sicurezza percepita, e abbondanza di contenuti in lingua cinese, un fattore che crea un circolo che si autoalimenta a favore delle destinazioni già popolari.

Come sta andando il turismo cinese verso l’Italia nel 2026?

L’Italia è primo mercato europeo per le prenotazioni della Golden Week 2026, con una crescita del 412% per Cortina d’Ampezzo, mentre Roma, Milano, Firenze e Venezia sono tra le dieci destinazioni alberghiere europee più prenotate dai viaggiatori cinesi di ritorno.

*immagine di copertina generata con l’AI