La Global Business Travel Association ha presentato al suo convegno annuale di Chicago il nuovo Business Travel Index, il report più completo al mondo sul turismo d’affari, e il dato di apertura è già una lezione da sola: la spesa globale per i viaggi di lavoro raggiungerà un record di 1.710 miliardi di dollari nel 2026, in crescita del 7,2%, mentre il numero di viaggi effettivi crescerà solo dell’1,3%, arrivando a 1,84 miliardi. Le aziende, insomma, non stanno viaggiando molto di più, ma stanno spendendo molto di più per ogni viaggio. La CEO di GBTA, Suzanne Neufang, la racconta così: le aziende non hanno abbandonato i viaggi, ma sono diventate più selettive e più orientate alla produttività di ogni singolo spostamento.

Le differenze regionali, e perché contano per noi

Il report scompone questa crescita per area geografica in modo molto istruttivo. Il Medio Oriente è previsto in calo del 12,3% nel volume di viaggi d’affari nel 2026, penalizzato dai conflitti regionali. L’Asia e l’Europa subiscono pressioni crescenti legate a interruzioni nei trasporti aerei e nei mercati energetici. Le Americhe, al contrario, beneficiano di una crescita economica più solida, con gli investimenti in intelligenza artificiale e tecnologia che sostengono in particolare l’outlook statunitense: infrastrutture digitali, data center, implementazione di tecnologia aziendale stanno generando una domanda concreta di viaggi legati a progetti, relazioni con i clienti e collaborazione internazionale.

Qui si apre la parte più interessante per un lettore italiano: se il Medio Oriente perde terreno nel turismo d’affari e l’Europa nel suo complesso fatica, come si posiziona l’Italia in questo scenario globale?

L’Italia, un dato che sorprende in positivo

Il turismo congressuale italiano ha chiuso il 2025 con un giro d’affari diretto di 13,2 miliardi di euro, in crescita media del 6,4% negli ultimi tre anni, e per il 2026 l’Osservatorio Italiano dei Congressi e degli Eventi stima un ulteriore aumento del 6%, fino a 14 miliardi di ricavi diretti. Nel solo 2024 sono stati realizzati quasi 368.000 eventi, in crescita dell’8,2% sull’anno precedente, con oltre 29 milioni di partecipanti e più di 47 milioni di presenze. Secondo la classifica IMEX 2026, l’Italia ha ospitato oltre 600 grandi eventi congressuali internazionali, posizionandosi come primo paese in Europa per questo tipo di turismo. È un dato che raramente entra nella narrazione pubblica del turismo italiano, quasi sempre concentrata su mare, arte e cibo, ma che rappresenta uno dei segmenti più solidi e meno raccontati del nostro settore.

C’è di più. Gabriella Gentile, presidente di Federcongressi&eventi, ha segnalato che i paesi del Golfo, entrati negli ultimi anni come concorrenti diretti dell’Italia su questo segmento di mercato, stanno soffrendo proprio a causa della situazione geopolitica, la stessa dinamica che il report GBTA quantifica a livello globale con quel calo del 12,3% nei viaggi d’affari verso il Medio Oriente. È un’opportunità concreta, non teorica: mentre un concorrente diretto perde terreno per ragioni che non ha scelto, l’Europa, e l’Italia in particolare, ha la possibilità di intercettare parte di quella domanda spostata altrove, a patto di avere un’offerta competitiva pronta a riceverla.

Il limite che nessuno può ignorare

Qui, però, va detto con onestà quello che la stessa Gentile riconosce apertamente: il Mezzogiorno italiano, pur avendo grandi potenzialità, soffre per la mancanza di centri congressi di adeguata dimensione, per un deficit di collegamenti aerei e per infrastrutture non sempre allineate agli standard internazionali richiesti dalle gare per ospitare grandi eventi. Il turismo congressuale può essere un motore potente di destagionalizzazione e valorizzazione anche per destinazioni minori, ma solo se accompagnato da una politica industriale specifica di potenziamento dell’offerta, non da un flusso di domanda che arriva senza trovare le condizioni per essere accolto.

Cosa può fare, concretamente, un imprenditore o una destinazione

Per chi gestisce una singola struttura, come me, il turismo d’affari nella sua forma più grande, quella dei grandi congressi internazionali, resta fuori portata: non ho un centro congressi, e la mia destinazione non compete per gare internazionali su quella scala. Ma il report OICE segnala qualcosa di molto più alla portata di tutti: per il secondo semestre 2026 la maggioranza delle strutture italiane sta investendo prioritariamente su formazione del personale, il 64,1%, riqualificazione degli spazi interni, il 56,6%, e strumenti di promozione e comunicazione, il 54,1%. Sono esattamente gli investimenti che una struttura indipendente può permettersi, senza bisogno di un centro congressi, per intercettare la fetta più piccola ma reale del turismo d’affari che passa anche per l’incentive travel, i piccoli meeting aziendali, i soggiorni bleisure.

Per una destinazione a vocazione leisure come la mia, le Cinque Terre, il vero spunto che porto a casa da questo report non è competere sui grandi numeri del turismo congressuale nazionale, ma cogliere il principio più ampio che lo sostiene: il turismo d’affari lavora tutto l’anno, e per questo aiuta a destagionalizzare i flussi, un tema che riguarda direttamente ogni territorio italiano schiacciato sui mesi estivi. Piccoli eventi aziendali, incentive travel per team ridotti, soggiorni che uniscono lavoro e tempo libero fuori dai grandi centri congressuali possono rappresentare, anche per una destinazione come la nostra, un tassello utile per allungare la stagione, a patto di raccontarlo e organizzarlo con la stessa cura dedicata al turista leisure tradizionale.

Fonte originale: Global business travel spending to hit record $1.71 trillion in 2026, GBTA

FAQ

Quanto vale il turismo d’affari globale nel 2026 secondo GBTA?

Secondo il Business Travel Index di GBTA, la spesa globale per i viaggi di lavoro raggiungerà 1.710 miliardi di dollari nel 2026, in crescita del 7,2%, mentre il numero di viaggi crescerà solo dell’1,3%.

Come sta andando il turismo congressuale in Italia?

Il turismo congressuale italiano ha chiuso il 2025 con 13,2 miliardi di euro di ricavi diretti, in crescita media del 6,4% negli ultimi tre anni, e per il 2026 sono attesi 14 miliardi, con l’Italia primo paese europeo per numero di grandi eventi congressuali.

Perché il calo del turismo d’affari in Medio Oriente rappresenta un’opportunità per l’Italia?

Perché i paesi del Golfo sono concorrenti diretti dell’Italia nel turismo congressuale internazionale, e la loro difficoltà legata alla situazione geopolitica lascia spazio a una possibile redistribuzione della domanda verso destinazioni europee competitive.

*immagine di copertina generata con ChatGPT