HotelData.com, la piattaforma di analytics di Actabl, ha pubblicato il suo report sulla redditività alberghiera per il primo semestre 2026, basato su un campione di circa 5.000 hotel americani, e i numeri aggregati raccontano un settore in salute: il margine operativo lordo è salito di 3,6 punti rispetto allo stesso periodo del 2025, arrivando al 44,9%, il RevPAR è cresciuto dell’8,9% a 144,01 dollari, e il ricavo totale per camera disponibile del 9,2%. Giugno, in particolare, ha chiuso il semestre con una crescita a doppia cifra su tariffa media, RevPAR e ricavo totale.

Avevo già raccontato, qualche settimana fa, parlando del confronto tra Stati Uniti, Europa e Italia, che il turismo di fascia alta stia trainando la ripresa quasi ovunque nel mondo. Questo report conferma quella tendenza con un livello di dettaglio molto più fine, e la lettura che ne dà Sarah McCay Tams, responsabile della ricerca e dell’editoriale di Actabl, è la frase che considero il cuore di tutto il pezzo.

Il divario non è sulla domanda, è sul prezzo

Il segmento luxury ha registrato crescita su entrambi i fronti: tariffa media in aumento del 10,1%, occupazione in crescita di 3,4 punti, RevPAR in crescita del 15,9%, margine operativo migliorato di 4 punti. Gli hotel di lusso, cioè, non hanno dovuto scegliere tra riempire le camere e alzare i prezzi: hanno ottenuto entrambe le cose.

Il segmento economy racconta una storia completamente diversa, ed è qui che il report diventa davvero interessante. L’occupazione è cresciuta di 4,6 punti, arrivando al 68,5%, la crescita più forte tra tutti i segmenti analizzati: più persone, in proporzione, hanno scelto un hotel economico rispetto all’anno precedente. Ma la tariffa media è scesa del 9,3%, il RevPAR è calato del 2,7%, ed è stato l’unico segmento a chiudere il semestre in negativo su questo indicatore, con il margine operativo rimasto sostanzialmente fermo. Più ospiti, quindi, ma pagati meno, e senza alcun beneficio reale sulla redditività.

La conclusione di McCay Tams è quella che vale la pena portare a casa: i dirigenti del settore dovrebbero pensare a questa spaccatura non come a un divario nella domanda, ma come a un divario nel potere di determinare il prezzo. Non è che gli hotel economici non abbiano ospiti, ne hanno anzi di più. È che non riescono a farsi pagare di più per ospitarli.

Perché conta anche per una struttura indipendente italiana

Va detto con onestà che questo è un report basato su un campione americano di grandi dimensioni, con dinamiche di mercato diverse dalle nostre, e non va letto come una fotografia esatta dell’Italia. Ma il principio che descrive, quello della bifora tra potere di prezzo e semplice occupazione, è lo stesso che avevo già visto emergere nei dati europei quando avevo scritto del confronto tra Stati Uniti, Europa e Italia: anche nel nostro continente il segmento luxury e upper upscale cresce, mentre il midscale e l’economy restano indietro, in un divario che gli analisti descrivono ormai come strutturale, non passeggero.

Per chi gestisce una struttura indipendente, la domanda giusta da porsi non è quindi solo quante camere riesco a riempire, ma se sto costruendo un’offerta abbastanza distintiva da poter chiedere un prezzo più alto senza perdere l’ospite. Il rischio più concreto, se si compete solo abbassando la tariffa per mantenere alta l’occupazione, è finire esattamente nella posizione del segmento economy americano di questo report: più lavoro, più ospiti da gestire, e nessun vero guadagno in più a fine stagione. Una piccola struttura con un’identità chiara, un servizio curato e un racconto autentico del proprio territorio, gli stessi elementi su cui ho scritto spesso parlando di autenticità e di visibilità nei motori di risposta AI, è nella posizione migliore per restare dalla parte giusta di questo divario, indipendentemente dalla propria dimensione.

FAQ

Come è andato il mercato alberghiero americano nel primo semestre 2026?

Secondo HotelData.com, il margine operativo lordo è salito di 3,6 punti al 44,9%, il RevPAR è cresciuto dell’8,9% e il ricavo totale per camera disponibile del 9,2%, ma con risultati molto diversi tra i segmenti di mercato.

Perché il segmento economy ha avuto risultati peggiori nonostante più ospiti?

Perché, pur avendo registrato la crescita di occupazione più forte tra tutti i segmenti, la tariffa media è scesa del 9,3%, portando il RevPAR in calo del 2,7% e lasciando il margine operativo sostanzialmente fermo.

Cosa significa “divario di potere sui prezzi” invece di “divario di domanda”?

Significa che la differenza tra i segmenti alberghieri non dipende dal numero di ospiti disponibili, che è cresciuto ovunque, ma dalla capacità di alcuni segmenti di farsi pagare di più per lo stesso servizio, mentre altri devono abbassare i prezzi per mantenere l’occupazione.